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Burkina Faso / 5 Febbraio 2019

Burkina Faso sotto attacco del terrorismo

Quattordici persone sono morte in un attacco jihadista avvenuto a Kain, in Burkina Faso vicino al confine con il Mali. Non molti anni fa il Burkina Faso era uno dei paesi più sicuri e anche più piacevoli da visitare per l’accoglienza della popolazione e per l’Islam professato dai burkinabè che sono tra i più tolleranti. Oggi il Burkina Faso è diventato un paese difficile, un paese a rischio aggressioni e attacchi di matrice jihadista. L’attacco di Kain è l’ennesimo episodio di violenza che, ovviamente, richiede risposte da parte del governo. L’esercito infatti ha subito dichiarato aver condotto raid di terra e aerei in risposta all’assalto e “neutralizzato”, cioè ucciso, 146 terroristi. L’attacco è avvenuto alla vigilia del summit a Ougadougou dei cinque Paesi del Sahel Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger. Non solo. L’attacco potrebbe essere una intimidazione per il Panafrican Film and Television Festival, tra i maggiori festival di cinema africano, che festeggia il 50esimo anniversario e che si terrà a fine febbraio.

A fine dicembre il Burkina Faso ha annunciato l’introduzione dello stato d’emergenza in diverse regioni del nord dopo un consiglio dei ministri straordinario, ma nelle ultime settimane sono continuate le violenze e i rapimenti come quello dell’italiano Luca Tacchetto e della sua compagna canadese, Edith Blais, scomparsi da meta’ dicembre, e l’uccisione del geologo canadese Kirk Woodman, trovato morto in una miniera d’oro nel nord-est. Gli attacchi, che sono attribuiti ai gruppi terroristici Ansarul Islam e al “Gruppo per l’affermazione dell’islam e dei musulmani”, affiliato ad al-Qaeda per il Maghreb Islamico, hanno provocato oltre 255 morti dal 2015. Da allora, Ouagadougou e’ stata colpita da tre attentati che hanno ucciso almeno 60 persone. Insomma il Burkina Faso è diventato impraticabile. Come i deserti del nord in Niger e Mali, come buona parte della costa orientale africana, come l’ovest del Ciad e il nord est della Nigeria e il nord e l’ovest del Camerun. Le organizzazioni jihadiste responsabili di tutto ciò sono le varie fazioni di Boko Haram, tutti quei gruppi legati al cartello di Al Qaeda e al cartello rivale dello Stato Islamico. Così il terrorismo internazionale ha “scoperto” l’Africa. Forse è una conseguenza del fatto che anche l’economia ha “scoperto” l’Africa, si veda l’interventismo cinese nel continente e quello di molte potenze arabe. Che una cosa sia conseguenza dell’altra? Di certo si può affermare che le due cose si “tengono”, insomma in qualche modo sono legate. (Raffaele Masto – Buongiorno Africa)